giovedì, ottobre 27, 2011

E' partito l'impulso...

Come scrissi nel commento al post precedente: "S&P500 Index...siamo in onda 4?"...oltre 1230 è terminata la correzione di 5 onde. A questo punto bisogna individuare fino a dove potrà arrivare questo impulso di onda 1 e come sarà l'onda 2 (sideways o profonda?). Ritengo che fino a quando non ci sarà una candela giornaliera d'inversione il trend resterà maturo. E le posizioni aperte in PAC sullo SPY le lasceremo correre. Qui l'ultimo aggiornamento: <http://tinyurl.com/5t6xwup> 



lunedì, settembre 19, 2011

S&P500 Index...siamo in onda 4?

Secondo la teoria di Elliot le onde 1, 2 e 3 sono state fatte in modo chiaro ed inequivocabile, adesso la 4 pare altrettanto evidente (essendo la 2 molto profonda la 4 dovrebbe essere "sideways" di 5 sotto onde) con a, b, c, d ed e fatte. Per cui l'onda 5 dovrebbe estendersi tra 1118 (se 5=1) configurandosi come "truncation" oppure 995 (5=3) nel caso in cui si estendesse in modo "standard".

giovedì, settembre 01, 2011

SPX Point&Figure - BULLISH BREAKOUT...




Il 29 agosto sullo SpoorsP&F è avvenuto il breakout rialzista con prezzo obiettivo 1420.


Da prestare particolare attenzione (in ambito intraday) alla resistenza rappresentata dalla UpperBand daily passante per 1236,60.
RSI positivo e Width in calo fanno tuttavia presupporre ad una prosecuzione del trend.
Ma fino a quando il VIX restera' oltre 25 le tensioni resteranno alte.

martedì, agosto 09, 2011

H&S Scenario....


Sul cross euro dollaro si sta configurando un testa e spalle con neck line in area 1,4450 e target area 1,50/1,5150...

martedì, giugno 21, 2011

FITCH minaccia gli U.S.A.....

Un'altra agenzia di rating ha aumentato la pressione sui politici statunitensi. Fitch ha avvertito che metterà sotto osservazione con implicazioni negative il rating degli USA se entro il prossimo 2 agosto non verrà raggiunto un accordo su un aumento del tetto del debito. La minaccia di Fitch arriva dopo quelle lanciate dalle rivali Standard & Poor'se Moody's. I Repubblicani, che controllano la Camera statunitense, hanno finora bocciato la proposta dell'amministrazione Obama di alzare il tetto del debito perchè chiedono in cambio dei loro voti dei nuovi tagli alla spesa pubblica.

mercoledì, maggio 18, 2011

Altro che 2012. La Federal Reserve alzerà i tassi soltanto nel 2018...

A conferma di quanto scritto ad inizio aprile......Bernanke: "I tassi non si toccano né a giugno, né a settembre...", ieri è uscito il commento di un economistra di GS....
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Bangkok - Con la fine del programma QE2 (Quantitative Easing), crescono le aspettative secondo cui la Fed potrebbe arrivare presto a modificare la propria politica monetaria, forse già dalla prima parte del 2012. Gli ultimi dati di una ripresa economica più lenta, al massimo, potrebbero posticipare l’intervento alla seconda metà per stimolare ancora l’economia.

Ma se il mercato scommette su un rialzo dei tassi entro un anno, al momento prossimi allo zero, gli economisti di Goldman Sachs la vedono diversamente. E non parlano di 2013 o di un leggero ritardo. A loro dire i tassi potrebbero rimanere invariati ancora fino al 2018. Non è lo stimolo economico da solo a giocare un ruolo chiave nella decisione; a loro avviso i tassi sui fed funds dovrebbero rimanere praticamente azzerati ancora a lungo per supportare il processo di risanamento dei conti pubblici.

"Il meglio che la Fed possa fare al momento è mantenere i tassi di interesse inalterati, per supportare la crescita in un periodo in cui sarà fondamentale attuare le riforme di consolidamento fiscale", scrive nella nota l’economista di Goldman Sven Jari Stehn. "La situazione fiscale attuale dovrebbe contribuire a mantenere il livello dei tassi invariato ancora a lungo".

Infatti, anche se i politici dovessero trovare a breve un accordo per tagliare la spesa e alzare le tasse, ci vorrà del tempo per portare il deficit sotto controllo, deficit che quest’anno è nella giusta strada per raggiungere il 7,7%.

Ecco allora che, basandosi sui dati storici analizzati, che parlano di 6 anni perché le misure di stretta fiscale facciano effetto, gli economisti di Goldman credono che potremmo avere una situazione più propensa a un rialzo dei tassi di interesse, solo intorno al 2018. Gli ultimi dati, che parlano di una ripresa più lenta, alimentano le aspettative su tassi di interesse invariati e dovrebbero continuare a spingere sulla debolezza del dollaro.

[Copyright © 1999-2011 Wall Street Italia, Inc. New York.]

martedì, aprile 05, 2011

BERNANKE: L'AUMENTO DELL'INFLAZIONE SARÀ TRANSITORIO...


L'aumento dell'inflazione causato dall'apprezzamento delle materie prime sarà transitorio. Lo ha dichiarato Ben Bernanke in un discorso nell'ambito di una conferenza sui mercati finanziari organizzata della Federal Reserve di Atlanta. Secondo Bernanke a spingere i prezzi delle materie prime sarebbero principalmente l'offerta e la domanda globale. Questo rincaro starebbe avendo un impatto sugli indici dei prezzi negli USA. Nononstante ciò le aspettative di inflazione resterebbero per il momento stabili e ben ancorate. Bernanke crede infatti che l'aumento dell'inflazione non persisterà e si tornerà ad un livello dei prezzi conforme al mandato di stabilità dei prezzi della Fed. Bernanke ha d'altra parte osservato che se tali assunzioni dovessero risultare sbagliate, allora la banca centrale reagirà sicuramente per mantenere la stabilità dei prezzi negli USA.

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Traduzione: Per ora i tassi non si toccano...certamente non nella riunione di giugno, ne' in quella di settembre....

venerdì, marzo 04, 2011

38 miliardi di dollari pronti per entrare sui mercati...


Warren Buffett è alla ricerca di nuovi acquisizioni per cercare di investire al meglio i suoi 38 miliardi dollari di cash flow, come ha ribadito nella sua lettera annuale agli azionisti di Berkshire Hathaway Inc.

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ACQUISIZIONI E MERCATO. Buffett prevede un investimento aggressivo per far crescere la raccolta degli investitori di Bershire, in quanto lo stesso oracolo di Omaha prevede per il 2011 un mercato azionario bullish e un recupero del mercato immobiliare che potrebbe iniziare già entro la fine del primo semestre. Soprattutto, però, il suo obiettivo è anche quello di espandere l’ attività non assicurativa, una vasta opportunità che darebbe più visibilità a Burlington Northern (settore ferroviario) e a MidAmerican (energia). "La nostra arma elefante è stata ricaricata, e il mio dito è impaziente di cliccare il tasto BUY", ha detto Buffett.

LA LETTERA. è stata rilasciata poco prima delle 8:00 di Sabato, come è avvenuto in tutti questi ultimi anni e molti grandi investitori non nascondono di alzarsi presto quel giorno per leggere istantaneamente il messaggio di Warren. Il cosiddetto "Oracolo di Omaha" attraverso il suo fondo avrà bisogno di "più importanti acquisizioni" per raggiungere l'obiettivo che si è prefissato quest’anno. Un investitore di lunga data in Berkshire ha definito la lettera di Buffet come "incisiva" ed improntata ad offrire "fiducia al popolo americano". "Direi che come investitore, questa lettera è molto ottimista, e che stimoli lo stesso investitore ad entrare nel mercato quando tutto il mondo è spaventato", ha detto Tom Russo, partner di Gardner Russo & Gardner a Lancaster, Pennsylvania, che è uno dei 15 più grandi detentori di azioni del fondo Berkshire.


lunedì, febbraio 14, 2011

Previsioni oltraggiose per un anno delicato...

XXXX una banca di investimenti di rilievo internazionale specializzata nel trading e negli investimenti online su tutti i mercati finanziari internazionali; ogni anno, i suoi economisti stabiliscono dieci previsioni definite “oltraggiose”, perché poco probabili, ma che se si dovessero realizzare produrrebbero un impatto sui portafogli straordinario.

L’anno scorso, tre di queste previsioni si sono veramente realizzate , e sono:

- gli Stati Uniti hanno effettivamente assistito alla nascita di un terzo partito (Tea Party);

- la rendita delle obbligazioni tedesche è caduta al 2,25% (ad agosto);

- il prezzo dello zucchero ha realmente perso un terzo del suo valore (a maggio).

Insomma il folle 2010 ha dimostrato che ben tre su dieci di quelle che a inizio anno erano state definite come previsioni poco probabili o per niente probabili si sono rivelate la pura verità, riempiendo d’orgoglio quelli della XXXX, che puntualmente, anche perché rinvigoriti dal “successo”, sono tornati alla carica quest’anno “sparandone” di nuove. Dato il corso degli eventi di questi anni, è probabile anche che facciano un bel bis, indovinando anche nel 2011 qualche possibile stravolgimento nei mondi della finanza, della politica e dell’economia. Vediamo cosa hanno ideato quest’anno:

1. Il Congresso americano bloccherà il QE3 (nuova iniezione monetaria). La Federal Reserve sarà sul banco degli imputati nel secondo semestre. La sua politica monetaria ha prodotto crisi immobiliari e bancarie, oltre che una fetta importante dell’aumento del debito pubblico. Il Congresso dovrebbe impedire alla Federal Reserve di raddoppiare il suo bilancio e forse persino condurla a riconsiderare il suo doppio mandato di stabilità dei prezzi e di bassa disoccupazione.

2. Apple comprerà Facebook. Steve Jobs ha proposto un partenariato a Facebook, ma i negoziati non hanno condotto a un accordo che rendesse tutti contenti. Apple probabilmente tenterà l’offerta.

3. Il dollaro guadagnerà il 25%. L’economia mondiale sembra riprendersi, ma le turbolenze potrebbero arrivare dalla Cina, in particolare da un rallentamento del settore industriale. Con le economie europee e giapponese in difficoltà, il dollaro potrebbe guadagnare un buon 25%.

4. Il rendimento delle obbligazioni americane sui 30 anni cadrà al 3%, approfittando della ricerca di un “valore rifugio”.

5. Il dollaro australiano perderà il 25% nei confronti della sterlina, visto che l’Inghilterra sembra ritrovare i suoi valori ancestrali: il lavoro, il risparmio e la crescita. L’Australia, al contrario, soffrirebbe di eventuali instabilità cinesi.

6. Il petrolio salirà a 100 dollari, sulla scia delle previsioni di ricrescita americana, prima di perdere un terzo del suo valore.

7. Il gas naturale guadagnerà il 50% grazie a un netto aumento della domanda.

8. L’oro salirà a 1800 dollari l’oncia, approfittando della “guerra delle monete”.

9. L’indice S&P 500 delle azioni americane supererà il suo livello record del 2007 e guadagnerà il 30% sull’effetto della politica monetaria, e questo anche se non sarà seguita dall’economia reale.

10. L’indice delle azioni russe (RTS- Russian Trading System) raddoppierà di valore, approfittando inizialmente dell’aumento del petrolio, ma anche di una valutazione particolarmente vantaggiosa, a un PER (Price-Earnings Ratio, rapporto prezzo/utili) di sole 8,6volte.

Un’analisi particolareggiata, molto tecnica ovviamente, ma di sicuro c’è che non si tratta di ipotesi del tutto campate in aria. Alla XXXX si conta di centrare il bersaglio con una delle previsioni in particolare? La risposta è sì: per il responsabile del consiglio sul mercato, la previsione “oltraggiosa” che produrrà il più forte impatto sui portafogli sarà la prima.

Sarà tutto l’edificio a crollare” ha dichiarato in un’intervista al Temps. A noi non resta altro da fare che vedere come si sviluppano le cose, sperando di non sentire la “botta”, segno che il crollo non sarà avvenuto, e che l’economia americana, tuttora la più forte al Mondo, non avrà mandato il sistema finanziario internazionale nel parapiglia.

[fonte riservata]

giovedì, febbraio 10, 2011

...e l'FMI recita il mea culpa....

Il Fondo monetario ha fallito clamorosamente nel lanciare l'allarme sui rischi che hanno portato alla crisi globale, anche a causa del suo sostegno a politiche di regolamentazione e di pratiche nel settore della finanza che sono state fra le cause della crisi stessa.
Le durissime critiche al comportamento del Fondo, giudicato troppo influenzato dai grandi paesi industriali, sono contenute in un rapporto pubblicato ieri dall'ufficio di valutazione indipendente dell'Fmi. Il capo dell'istituzione di Washington, Dominique Strauss-Kahn, ha accettato di dover fare un "mea culpa", aggiungendo però che alcune delle lacune che hanno portato al fallimento dei compiti di sorveglianza sono state in parte corrette con le riforme avviate dal Fondo dopo la crisi e dirette al rafforzamento della sorveglianza, soprattutto preventiva, e a una maggior attenzione alla solidità dei sistemi finanziari.
Curiosamente, il rapporto esce subito dopo la denuncia dell'ex capo economista dell'Fmi, Raghuram Rajan (in un articolo sul Sole 24 Ore di martedì scorso), sull'incapacità degli economisti di prevedere la crisi: proprio Rajan era stato fra i pochi, già nel 2005, ad allertare sulla possibilità di una grave crisi, ma i suoi interventi avevano avuto scarsa eco nei pronunciamenti ufficiali del Fondo. Questi vengono a volte ammorbiti per evitare contrasti con i più importanti paesi membri.
L'abilità dell'Fmi di identificare correttamente i crescenti rischi è stata ostacolata tra l'altro, secondo il rapporto, dalla convinzione che una severa crisi finanziaria nei paesi avanzati fosse improbabile. Il Fondo riteneva che i mercati finanziari fossero fondamentalmente solidi e le grandi banche in grado di affrontare i problemi più prevedibili: questo ha portato a ridurre il senso di urgenza nel risolvere le situazioni a rischio. Il rapporto è particolarmente critico nei confronti delle procedure di sorveglianza bilaterale esercitate dall'Fmi su Stati Uniti e Gran Bretagna, dove i sistemi finanziari hanno poi rivelato enormi pecche. Mesi dopo lo scoppio della crisi, nell'immimenza del tracollo di Lehman, il Fondo aveva affermato che «il peggio è passato». Il documento dedica un'analisi specifica agli Usa e all'ottimismo del Fondo sull'innovazione finanziaria e al ritardo nell'individuazione dei rischi. Spesso, secondo il rapporto, l'istituzione di Washington ha abbracciato le tesi delle autorità americane, soprattutto la Federal Reserve, in difesa della grande finanza Usa.
Negli anni passati, dice lo studio, l'Fmi ha correttamente insistito sulla pericolosità degli squilibri globali, ma non ha saputo collegarli ai rischi sistemici per il settore finanziario.
I paesi industriali, tra l'altro, non erano stati inclusi nell'esercizio per identificare le vulnerabilità iniziato dppo la crisi asiatica della fine degli anni 90. I paesi emergenti hanno ripetutamente lamentato i due pesi e due misure della sorveglianza dell'Fmi, spesso aspra nei confronti delle loro politiche economiche, ma molto più blanda nei confronti delle principali economie avanzate.

Giappone e GB...aumentano i timori sul debito e il deficit di bilancio...

Il livello del debito e il deficit di bilancio del Giappone "sono insostenibili nel medio termine" e il Governo deve agire con un piano misure di contenimento.

È quanto chiede il vicedirettore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Naoyuki Shinohara, in conferenza a Tokyo.

Per Shinohara "se persisterà la situazione attuale del bilancio, si verificheranno di sicuro problemi" auspicando che nel paese si raggiunga "al più presto un accordo su un piano di consolidamento del bilancio".

Shinohara ha anche sottolineato che le banche giapponesi devono rafforzare ulteriormente il capitale e gli accantonamenti per centrare gli standard internazionali, ricorrendo principalmente ad aumenti di capitale.

Thomas Byrne, vicepresidente senior di Moody's ha indicato che Moody's non prevede azioni sul rating sovrano del Giappone e conferma la valutazione di AA2 con prospettive stabili. A fine gennaio Standard & Poor's, invece, aveva abbassato il rating del Giappone di un gradino ad AA-.

Intanto dalla Gran Bretagna arrivano i dati relativi al deficit commerciale di dicembre. Nell’ultimo mese dello scorso anno il disavanzo commerciale nel Regno unito è stato pari a 9,2 miliardi di sterline, cifra record dal lontano 1980.

Per l'intero 2010, i dati preliminari diffusi dall’Istituto di statistica nazionale indicano un rosso di 97,4 miliardi rispetto agli 82 miliardi del 2009.

Lo scorso lunedì 31 gennaio il premier David Cameron aveva ribadito che l'economia inglese necessita di fiducia dei consumatori e delle imprese e ''il modo migliore per far crescere la fiducia e' intervenire su deficit e debito pubblico''. ''La cosa peggiore che possiamo fare e' dire che non stiamo abbattendo il nostro debito'', aveva detto Cameron alla BBC, aggiungendo che il 2011 sarà un anno difficile ''ma il governo ha imboccato la strada giusta e la gente comprende quanto stiamo facendo''. Il premier aveva anche sottolienato che ''se non interveniamo su deficit e debito pubblico potremo trovarci nella situazione di Grecia e Irlanda''.

lunedì, gennaio 24, 2011

Rafforza l'EURO...

Messaggio forte da parte dell’industria ed economia tedesca. Grazie a IFO in rialzo ben oltre le previsioni, abbiamo avuto una spinta ulteriore per EURO, TITOLI, e della propensione al rischio.

Ulteriori fattori a sostegno del sentimento finanziario attuale, la fase di intensificazione nelle trattative per la creazione del fondo-salva stati, la nazionalizzazione, anche se temporanea, delle Casse di Risparmio in SPAGNA. Tutti fattori a ridurre, almeno in questa fase, gli eccessivi timori e paure sui DEBITI, sovereign in particolare. Quindi con il rialzo della propensione del rischio vantaggi per l’EURO, a scapito del DOLLARO, che ha innescato necessità di copertura di posizioni contrarie a questo movimento attuale.

Dal JPN la banca centrale per la prima volta da molti mesi, nel suo rapporto mensile, da delle indicazioni positive sullo stato della sua economia, con previsioni di miglioramento, grazie al sostegno robusto dalle esportazioni in ASIA. In settimana avremo parecchi DATI fondamentali e riunioni chiave.

domenica, dicembre 19, 2010

THREE DRIVE BULLISH...? (sul cross EUR/USD)


Sul cross EURO/DOLLARO si sta configurando un three drive bullish pattern, conformazione grafica che spingerebbe l'euro a segnare nuovi massimi sul dollaro oltre 1,60. La figura necessita tuttavia della prosecuzione della gamba rialzista (C') che spinga i corsi fino all'area 1,44, quindi una fase di debolezza che riporti l'euro sotto 1,16. (sul grafico allegato sono evidenziati i tempi di raggiungimento degli obiettivi correttivi, fine ottobre 2011....metà aprile 2012 - quelli rialzisti invece potrebbero essere stati già raggiunti o da raggiungere entro il primo semestre 2011)

sabato, dicembre 04, 2010

Chi sarà per primo ad abbandonare l'Euro...?

Il controllo politico sull'Europa comincia a venire meno ora che la crisi esistenziale dell'Eurosistema si aggrava giorno dopo giorno. I numerosi discorsi, interviste, articoli ed altre dichiarazioni pubbliche sul “futuro dopo l'Euro come lo conosciamo” ne sono un chiaro segnale. La stampa britannica si concentra in particolare su che cosa farà la Germania: il Financial Times del 24 novembre si chiede se “la Germania ucciderà l'Euro?”, mentre l'Independent fa eco il 25 novembre: “La Germania sarà la prima a lasciare l'Euro?”.

Entrambi i quotidiani, ed anche altri in Gran Bretagna, avvisano i lettori che c'è da attendersi una sentenza della Corte Costituzionale tedesca a favore dei ricorsi presentati contro gli aiuti EU all'Eurozona, e che gli elettori in Germania sono contrari a questi giganteschi salvataggi e sempre più ostili nei confronti dell'Euro. “No, la minaccia all'Euro non viene dai membri più deboli, ma da quelli più forti” scrive The Independent. “La riforma dei trattati che governano l'Euro è dunque essenziale per la Germania… In pratica, tuttavia, è difficile immaginare che la Germania riesca ad ottenere le riforme che desidera il suo elettorato”.

E questa è la più grande minaccia alla moneta unica europea in questo momento – che l'anno prossimo, con la frustrazione per la propria incapacità di ottenere una riforma significativa dell'Euro, la Germania (e altri paesi che la pensano come lei) potrebbero abbandonare il progetto in cui hanno investito così tanto".

Il Daily Telegraph è andato oltre, citando il Prof. Wilhelm Hankel, uno dei cinque ricorrenti presso la Corte Costituzionale, che dice: "La Germania non può continuare a pagare i salvataggi senza andare in bancarotta. Questo fa paura alla gente. Non si trova una cassetta di sicurezza libera in banca oggi in Germania perché sono state tutte affittate e riempite di oro e argento. È una specie di Svizzera underground entro i nostri confini. La gente ha ricordi terribili del 1948 e del 1923, quando perse tutti i risparmi… c'è stata una chiara violazione della legge, e nessun giudice può ignorarla. Sono convinto che la Corte vieterà futuri pagamenti". Il Telegraph conclude: “Se ha ragione – e lo sapremo in febbraio – la crisi del debito UE subirà una svolta drammatica”.

In effetti ci sarà un'udienza decisiva in dicembre, e si prospetta una sentenza all'inizio dell'anno prossimo. Questo scatenerà sicuramente una forte reazione dai mercati finanziari, contro cui dovranno proteggersi i tedeschi, se vogliono evitare di andare a fondo insieme al sistema in bancarotta del gruppo Inter-Alpha.

In Germania stessa molte personalità si sono unite ad Hankel nel mettere in dubbio il sistema dell'Euro “come lo conosciamo”, inclusi Hilmar Kopper, ex amministratore delegato della Deutsche Bank, e Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca (BDI). A livello parlamentare, i politici dell'FDP in particolare (il partner di minoranza nella coalizione) hanno annunciato che non voteranno a favore degli aiuti al sistema bancario irlandese, aggiungendo che occorre proteggere il denaro dei contribuenti da tale misura.

E Carsten Schneider, portavoce dell'SPD sul bilancio, ha fatto appello al ministro delle Finanze Schaeuble affinché dica alla seduta speciale del Commissione Bilancio al Bundestag il 29 novembre “che tipo di Piano B abbia, se dovesse crollare il sistema dell'Euro”.

In Italia Paolo Savona, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha reiterato il suo appello per un Piano B italiano, per un futuro al di fuori dell'Euro. Parlando a Radio Vaticana il 22 novembre ha detto che l'unica domanda è se l'Euro verrà abbandonato per scelta o come un "risultato inevitabile". Un paese serio, ha aggiunto, deve avere "un programma, un'ipotesi, un Piano B che includa questa possibilità".

In un'intervista il 19 novembre alla pubblicazione internet Sussidiario.net, Savona sostiene che “le soluzioni tampone che si stanno individuando non possono funzionare”. “È meglio, a questo punto, che ogni paese abbia un suo schema su come uscire dalla situazione. Ognuno deve sapere cosa succede e cosa fare qualora si rompa l’Eurozona o addirittura l’Unione Europea”. Oggi, denuncia Savona, “siamo in una situazione di 'occupazione straniera', sono gli altri che ci devono dire come ci dobbiamo comportare. Questo non è accettabile, non è dignitoso”.

Fonte originale: EIR Stratetic Alert

giovedì, novembre 25, 2010

Le terre rare, un' arma commerciale cinese sconosciuta...

Les terres rares, une arme commerciale chinoise méconnue

Le tensioni internazionali su eventuali restrizioni cinesi all' esportazione delle Terre rare aumentano. Sconosciute dal grande pubblico, questi preziosi minerali sono essenziali alla fabbricazione di prodotti molto ricercati in occidente.....
Non c' é solo lo Yuan e la politica dei tassi di cambio praticati dalla Cina che irritano il resto del mondo. Ci sono anche le Terre rare. La situazione in questo settore, si é talmente aggravato questi ultimi tempi al punto che, il segretario di stato americano, Hillary Clinton, ha ufficialmente chiesto alla Cina di garantire un " commercio senza ostacoli " di questi minerali.
Ma di cosa si parla.....
Cosa sono le Terre rare? ...... Le Terre rare racchiudono 17 minerali dai nomi talmente sconosciuti al grande pubblico come il Samarium, .. o l'Europium, e nelle quali ( le terre rare ) si trovano alcune materie prime essenziali alla produzione di prodotti molto ricercati dai consumatori o dai militari. L' Iidium permette di fabbricare gli schermi piatti per le televisioni, ... il Tungstène é un materiale indispensabile per la costruzione di teste per missili, mentrer l' Antinium entra nella composizione dei semi-conduttori. ...
Senza le Terre rare cinesi, niente telefonini portatili, niente iPod e niente automobili elettriche, niente diesel etc.......
Qual' é il peso della Cina nella produzione delle Terre rare? .... Attualmente il 97 % delle Terre rare provengono dalla Cina. I giacimenti di questi minerali molto ricercati si concentrano in 3 regioni del paese. L' estrazione da spesso luogo a miniere clandestine, come nella Mongolia-interna dove le condizioni di lavoro dei minatori sono spesso oggetto di critiche da parte delle organizzazioni di difesa dei diritti umani.....

Come é iniziato il conflitto? .... Le prime denuncie contro la Cina sono venute dal Giappone. Pechino avrebbe allora proibito a molte navi di lasciare i porti cinesi per approvvigionare il Giappone. Se la Cina se ne difende, parecchi analisti stimano che l' Impero du Milieu avrebbe preso questa decisione in ritorsione al conflitto su le " acque territoriali " che oppongono i due paesi e che si é aggravata a fine Settembre......

In seguito Washington si é ugualmente preoccupato di eventuali restrizioni all' esportazioni di Terre rare. La Cina non avrebbe apprezzato molto l' apertura di un' inchiesta negli Stati-Uniti sulle sovvenzioni accordate all' esportazione di tecnologie " verdi " da parte delle autorità cinesi. Un conflitto commerciale condannato a esplodere un giorno o l' altro: ... in effetti, la Cina utilizza sempre piu le Terre rare per la propria produzione. Dal 2005 il volume delle Terre rare che la Cina esporta calano del 5% l' anno.

La Cina é il solo produttore di Terre rare? ... Le terre rare, in effetti non sono poi cosi rare.... Gli USA concentrano, per esempio il 15 % delle risorse mondiali e negli anni '80, assicuravano il 50% della produzione mondiale. L' Australia e l' Indonesia ne sono abbastanza ricche. Ma tutti hanno abbandonato alla Cina l' estrazione di queste materie prime. Un' errore strategico? .. Forse.. e secondo alcuni specialisti la domanda mondiale di Terre rare cresce attualmente del 15 % annuo tanto da spingere alcuni pasi come gli USA o l' Australia a riaprire alcune miniere.

La presa di controllo del mercato mondiale da parte della Cina é dovuta ad una politica dei prezzi molto aggressiva. Il prezzo del néodyne era compreso tra 30 e 35$ il kilo inizio 2002, é poi sceso a 5$. Con l' aumento esorbitante del prezzo delle materie prime e l' aumento della domanda, il prezzo é risalito a 35$ il kilo nel 2007. Ormai il néodyme si scambia a circa 30$. Questa situazione ha condotto gli altri grandi attori del mercato a chiudere la loro produzione. Rhône-poulenc ( diventata Rhodia ) aveva chiuso le sue miniere in Australia e in Africa del sud negli anni '90 e gli americani hanno fatto la stessa cosa.

La situazione é molto preoccupante per il controllo della Cina su questo mercato. Ad inizio degli anni '90, Deng Xiaoping aveva poclamato che .. " le Tere rare sono alla Cina quello che il Petrolio é per il Medio-Oriente " .... La situazione attuale gli sta dando ragione..........

PS: .... i 17 minerali.....le lanthane, le cérium, le praséodyme, le néodyme, le prométhéum, le samarium, l’europium, le gadolinium, le terbium, le dysprosium, le holmium, l’erbium, le thulium, l’ytterbium, le lidium, le tungstène et le lutetium.


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Ciao.... 1lm Luciano

mercoledì, novembre 24, 2010

Caos economico...il buonsenso o la formula magica Svizzera.....

Le teorie politiche ed economiche fioriscono come cardi selvatici quando le persone non sanno esattamente in quale direzione andare. La Svizzera in questa cacofonia possiede un argomento di peso.....
Nel 1914, John Alexander Smith, professore di filosofia a Oxford, aveva aperto la prima sessione di una serie di corsi come segue: .. " Signori, vi state imbarcando in un ciclo di studi che vi offrirà un nobile avvenire. Dopo questa precisazione permettetemi di essere molto chiaro in merito. Niente di tutto quello che imparerete durante questi studi vi sarà di una qualsiasi utilità per il seguito, eccezion fatta per una cosa: ... " se lavorerete duro e con intelligenza, avrete almeno la possibilità di individuare il falso quando una persona vi parlerà, e questo .. " a parer mio " .. é la principale, se non la sola ragione d' essere dell' educazione ....
É grazie a questa filosofia pratica e il voto diretto degli Svizzeri che questo paese é gestito meglio delle contrade vicine ed anche quelle di oltre-mare. Il buonsenso premia ancora sul politicamente corretto nonostante sia aggredito ( dall' interno come dall' esterno ) da un diluvio di parole che promettono il paradiso grazie a dei programmi politici che non hanno mai funzionato da nessuna parte......
Lo sgomento ottenuto dalla perdita totale del controllo delle funzioni finanziarie é un' opportunità con la quale questi .. " Messierurs " .. vi propongono qualsiasi cosa senza il minimo riguardo per le conseguenze....
Certo, bisogna avere il cuore aperto, ma prima di tutto bisogna riflettere senza tener conto delle buone parole dei guru e dei politici che ci spiegano come e perché hanno la formula magica che storicamente si é rivelata sempre una catastrofe nella sua applicazione. Quest' ultimi hanno un solo obbiettivo: " ottenere o mantenere il potere ad ogni costo e conservare, a vostre spese, una confortabile posizione.
.. Chiedendo ad un grande avvocato .. " perché lei vota per quello o quell' altro cretino ? " .., é stata ottenuta questa edificante risposta .. " Bisogna assolutamente votare per lui. Cosi siamo sicuri che farà delle cretinate e di fatto garantirà il nostro pane quotidiano e ci fornirà uno stock inesauribile e di processi " ....


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1lm Luciano

AREA EURO...

Vi giro una nota molto interessante scritta da nostri collaboratori sulle recenti discussioni sulla riforma del patto di stabilita' e sulla creazione di un meccanismo permanente di gestione della crisi del debito all'interno dell'Area Euro.

Il tema va seguito con molta attenzione per i forti impatti che potrebbe avere sull'Area. Da quando e' iniziato il dibattito gli spread sui paesi periferici hanno per il momento ricominciato ad allargarsi in maniera significativa.

L’AREA EURO PROVA A RIFORMARE LA POLITICA FISCALE: GIUSTI GLI OBIETTIVI; MA ARDUO E RISCHIOSO REALIZZARLI

La crisi del debito sovrano scatenatasi questa primavera ha reso drammaticamente evidente la necessità di una riforma della politica fiscale all’interno dell’area euro.

Il Consiglio Europeo del 28/29 ottobre ha fatto concretamente un primo passo in tale direzione, decidendo di:

1) Riformare il Patto di Stabilità e Crescita, per renderlo più capace di prevenire la deriva dei conti pubblici. Pur andando nella direzione corretta, la riforma è meno ambiziosa di quella avanzata dalla Commissione e dalla BCE.

2) Predisporre un meccanismo permanente per affrontare la crisi di uno stato dell’area euro, per evitare il ripetersi di quanto accaduto questa primavera con la crisi greca. Tale meccanismo potrebbe prevedere anche il coinvolgimento del settore privato, che sarebbe pertanto chiamato a sostenere un costo, accanto ai contribuenti.

E’ quest’ultima la novità di rilievo del Consiglio di Ottobre, molto diversa dall’impostazione finora adottata con il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (European Financial Stability Facility, EFSF, nato questa primavera per arginare il contagio derivante dalla crisi greca e di durata triennale).

Quali potrebbero essere le conseguenze:

· Se realizzato efficacemente, questo meccanismo potrebbe ridurre l’azzardo morale e rafforzare così la disciplina e la tenuta dell’area euro.

· Però, andando a toccare aspetti che potrebbero richiedere la riformulazione del Trattato (a meno di un anno dall’entrata in vigore della riforma di Lisbona e dopo 8 anni di estenuanti trattative per partorirla), avvia un percorso politico/istituzionale dai risvolti incerti e difficilissimo da realizzare nei tempi previsti oggi dal Consiglio (il 2013).

· Soprattutto, le conseguenze di breve periodo per i paesi periferici potrebbero essere molto negative. Questi ultimi, di fronte ad un nuovo allargamento degli spread dei propri titoli di stato contro quelli della Germania, già iniziato subito dopo la decisione del Consiglio a causa della revisione al rialzo del rischio di default da parte del mercato, potrebbero paradossalmente decidere di gettare la spugna e chiedere l’accesso al EFSF prima che scada nel 2013.

· Infine, non vanno ignorate le preoccupazioni della BCE in merito al rischio sistemico di breve periodo di un default di uno stato membro per il sistema bancario dell’area euro, e non da ultimo anche per il bilancio della stessa BCE, costretta a maggio dalla pressione degli eventi ad avviare un programma di acquisto di titoli di stato dei paesi periferici, ma in un contesto in cui il default di un paese membro era escluso categoricamente.

1. La decisione del Consiglio

La riforma del Patto adottata dal Consiglio è una versione più debole di quanto proposto della Commissione Europea:

1) Al posto di un sistema di regole automatiche, avanzata dalla Commissione, resta al Consiglio la flessibilità di valutare caso per caso.

2) Sono predisposte sanzioni più incisive, ma che non scattano immediatamente sulla base della valutazione della Commissione, serve una decisione del Consiglio.

3) Viene invece accolta la proposta di elaborare “un meccanismo di macro-sorveglianza”, che valuti non solo le finanze pubbliche di uno stato, ma anche l’indebitamento del settore privato e la posizione competitiva di un paese. In quest’ambito non sono però previste sanzioni, al contrario di quanto auspicava la BCE.

Resta pertanto al Consiglio Europeo ancora un notevole arbitrio politico, che ha impedito al Patto di Stabilità di funzionare a dovere in precedenza e che non soddisfa la richiesta di maggiore automatismo invocata dalla BCE.

In cambio del sì tedesco a questa riforma più annacquata, voluta dalla Francia e dai paesi mediterranei, la Germania ha però ottenuto che si decidesse di predisporre un meccanismo permanente di risoluzione della crisi di un paese membro.

Il Consiglio inizierà a discuterne i dettagli dal prossimo meeting di dicembre. Si vuole disegnare una riforma “leggera”, che non vada a modificare il Trattato (non è chiaro però fino a che punto questo sarà possibile) e che sia coerente con la clausola di “non-salvataggio” iscritta nello stesso. Pertanto, verrà contemplata anche la partecipazione del settore privato. Significa che un eventuale piano di salvataggio di uno stato membro in difficoltà potrebbe includere, come parte dell’accordo di ristrutturazione, anche la sospensione dei pagamenti degli interessi e/o la perdita di parte del capitale prestato dall’investitore.

2. La posizione della BCE

La BCE ha manifestare direttamente la propria insoddisfazione in una nota diffusa al Consiglio, che si accingeva a discutere la riforma. E’ inusuale che la BCE prenda una posizione così forte, ma quest’ultima avrebbe preferito che gli stati facessero fin da subito il massimo per rafforzare la credibilità delle finanze pubbliche (con un maggiore automatismo delle sanzioni), invece che imbarcarsi in una riforma del Trattato.

La BCE è anche molto preoccupata per le potenziali ripercussioni negative nel breve periodo sui paesi periferici e sul sistema bancario dell’area, nonché sul proprio bilancio, visto che a maggio è stata chiamata a partecipare al “salvataggio della periferia”.

Per la BCE, inoltre, è velleitario credere che possa esistere qualche cosa come un meccanismo “ordinato” di default: disegnare e implementare un piano simile nella pratica è molto difficile.

Ma a nostro avviso l’aspetto che più la disturba è il timore che, se si inizia a parlare di default, venga meno l’incentivo dei paesi dell’area euro a fare le riforme strutturali necessarie.

3. Conclusione: impatti sul mercato

Parlare di default di uno stato membro in un momento in cui i paesi periferici sono così tanto in difficoltà è estremamente rischioso:

1. Il mercato riprezzerà verso l’alto il rischio di default e l’allargamento ulteriore degli spread potrebbe rendere impossibile il risanamento delle finanze pubbliche. Paradossalmente, dal punto di vista di un paese periferico che si trova oggi in difficoltà, il nuovo meccanismo potrebbe incentivare la richiesta di accedere ai fondi del EFSF, finché disponibili, posto che dal 2013 in poi il rischio di default aumenterà sensibilmente.

2. Appare molto probabile a questo punto che la Grecia sarà chiamata a ristrutturare il proprio debito nel 2013.

3. Infine, se per realizzare la riforma proposta dalla Germania bisognerà riscrivere il Trattato, e posto che non è credibile che un’impresa del genere riesca entro il 2013, non escludiamo che il mercato ricominci a prezzare anche il rischio che la Germania, frustrata dall’insuccesso, decida di uscire dall’area euro.

Per concludere: la proposta tedesca è corretta, coraggiosa e resta l’unica possibile per tenere unita l’area euro nel lungo termine: gli stati virtuosi non devono pagare gli errori di quelli irresponsabili. Ma rappresenta una sfida politico/istituzionale notevole, che rischia nel breve di acuire lo stress sui paesi periferici e vanificarne gli sforzi di aggiustamento.

GIANLUCA CECCHINI

giovedì, novembre 18, 2010

Siderografo di Bradley 2011...

Dal 15 novembre il siderografo ci dice che i mercati stanno attraversando una fase piatta che potrebbe proseguire fino alla metà di febbraio 2011 (17/02), successivamente si lancerà in un fortissimo rally direzionale (in quale direzione però il siderografo non ce lo dice!!!) fino al 29-30 luglio 2011, dopodiché tornerà nuovamente laterale fino alla fine dell'anno.